Ed eccoci arrivati alla parte del “dopo”. La parte valutativa e diagnostica per i genitori e per il soggetto può essere fonte, soprattutto se successiva ad anni di difficoltà scolastiche, di sensazioni positive: FINALMENTE SANNO COSA STA SUCCEDENDO. Queste sensazioni durano poco perchè quasi immediatamente la loro mente si ritrova in un turbinio di dubbi e domande capitaneggiate da: “E ORA CHE SI FA?”.
In questo particolare momento è importante che il professionista che si è occupato della valutazione e della diagnosi supporti il nucleo familiare nel rapporto con la scuola e supporti il soggetto con DSA nella comprensione di quali sono i suoi punti di forza da cui partire.
Molto spesso genitori, insegnanti e alunni/e pensano che la stesura di un buon PDP (Piano Educativo Personalizzato) risolva tutti i problemi…ma il PDP è un punto di partenza e deve essere costruito attentamente inserendo al suo interno le misure compensative e dispensative ADATTE al soggetto. Questa strutturazione ad hoc non è semplice e, soprattutto nei gradi scolastici più alti, si tende a fare un semplice copia e incolla. Per questo motivo, nella mia pratica professinale, propongo il mio aiuto e supporto agli insegnati del soggetto nella stesura del PDP, in primis fornendo all’interno della relazione diagnostica indicazioni didattiche CHIARE e PERSONALIZZATE. Ricordiamoci sempre che ogni DSA ha le proprie caratteristiche, ciò che funziona per un soggetto non funzionerà per un altro.
Se si riesce a creare un PDP efficace con all’interno tutte le possibili misure utili al supporto dell’apprendimento del soggetto avremmo una buona base di partenza. Non dimentichiamoci, però, che il soggetto con DSA dovrà VOLER utilizzare i supporti proposti e dovrà SAPER utilizzare i supporti proposti. Gli alunni/e con DSA vivono il loro percorso scolastico, nella maggior parte dei casi, provando emozioni perlopiù negative (ricordiamoci sempre che prima della legge 170/2010 erano i classici “è intelligente ma non si applica” e spesso, purtroppo, lo sono ancora oggi). Gli alunni/e con DSA non si considerano competenti in campo scolastico, non provano alta autostima nei propri confronti e, spesso, tendono a disinvestire sul loro impegno scolastico. Nel gruppo classe possono essere presi di mira ed etichettati come quelli “più lenti” , con diffcioltà anche nello svolgere i compiti più semplici; proporre l’uso di strumenti compensativi e di supporto al loro apprendimento in classe (mappe, tavole pitagoriche, calcolatrice) non sempre viene accolto di buon grado dagli alunni/e che pensano di esporsi, ulteriormente, alle prese in giro dei compagni. In questi casi è importante che il clinico lavori sia sulla sfera emotiva e sulla percezione che il soggetto ha di sè sia sul far comprendere al soggetto l’importanza che lo strumento può avere nelle sue esperienze di apprendimento. È importante che il soggetto comprenda che lo strumento compensativo è un ausilio al suo apprendimento, è l’elemento che gli permetterà di partire allo stesso livello degli altri. Spesso in seduta utilizzo la metafora degli occhiali: così come per me gli occhiali sono necessari per vedere e svolgere tutte le attività della mia giornata per il ragazzo o ragazza lo strumento compensativo è necessario per lo svolgimento dell’attività di apprendimento. I miei occhiali non mi danno superpoteri, non aggiungono nulla, non mi forniscono elementi in più rispetto agli altri; semplicemente, mi permettono di partire allo stesso livello degli altri. Così come lo strumento compensativo permetterà all’alunno/a di partire allo stesso livello dei compagni nel contesto di apprendimento.
Convinto il soggetto dell’importanza dell’uso degli strumenti compensativi dobbiamo accertarci se SA utilizzarli. Possedere uno strumento, anche perfetto e personalizzato, senza conoscerne le modalità d’uso è pressochè inutile. È, quindi, più che necessario che il professionista, un tutor dell’apprendimento, o gli insegnanti stessi dedichino del tempo ad insegnare all’alunno/a come utilizzare un certo tipo di strumento.
Ricordiamoci sempre che ogni lavoro compensativo su un soggetto DSA DEVE mirare all’autonomia dello stesso nelle pratiche didattiche. L’alunno/a dovrà imparare ad apprendere utilizzando i suoi strumenti compensativi, quando necessario, in totale autonomia. Il raggiungimento di questa autonomia permetterà l’aumento di autoefficacia ed autostima nel soggetto.

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