Cosa vuoi fare da grande?

Questa domanda ci viene posta fin dalla nostra primissima infanzia dagli adulti della nostra cerchia familiare e non solo. La pressione sull’identificazione con un ruolo professionale è presente ed è spesso, purtroppo, legata al genere più che alle aspirazioni personali. Ecco che quindi i pranzi e le cene in famiglia diventano il luogo ideale per indagare le aspirazioni lavorative dei piccoli di casa, anche quando la vita lavorativa del soggetto in questione è lontana anni luce.

C’è, però, un momento della vita di ragazzi e ragazze in cui questa domanda si fa più pressante; questo momento è quello che precede la scelta della scuola secondaria di secondo grado (le vecchie scuole superiori, per intenderci). Tra la fine della seconda media e l’inizio della terza questa domanda si fa più frequente, giunge ai ragazzi dai genitori, dai parenti e dagli insegnati; tanto che è l’individuo stesso a porsela : “MA QUINDI, COSA VOGLIO FARE DA GRANDE?”

Pensiamo a cosa ha significato nella nostra vita la scelta della scuola superiore, ci sentivamo pronti? Eravamo effettivamente in grado di decidere consciamente per il nostro futuro? Sapevamo per certo cosa avremmo voluto fare da grandi? Quanti di noi, oggi, fanno la professione che pensavano di voler fare a 13 anni?

Sicuramente, tra chi legge, ci sarà qualcuno che a 13 anni aveva le idee già chiare. Io sono fra una di queste ho sempre voluto fare la psicologa, ho scelto la scuola superiore basandomi su questo pensiero. I casi della vita, però, mi hanno portato ad avere due professioni: quella di psicologa e quella di insegnate di scuola primaria. Ecco che la vita ha scelto, in un certo senso, per me; mi ha portato a virare leggermente dalla pensiero iniziale.

A 13 anni si hanno passioni, idee e sogni; si fanno supposizioni su un futuro che sembra lontanissimo. Si scelgono strade seguendo il cuore, le amicizie e i sogni. Ecco perché penso, e credo, che la giusta domanda da fare ai ragazzi ed alle ragazze che si apprestano a scegliere il loro percorso scolastico superiore non sia tanto “che cosa vuoi fare da grande?” ma sia, piuttosto, “Quali sono le tue passioni? Cosa vuoi fare nei prossimi 5 anni?”.

Fortunatamente il mondo scolastico e lavorativo odierno ci permette di reinventarci ogni qualvolta ne sentiamo la necessità, perché allora tarpare le ali ai sogni? Perché cercare di incapsulare in una professione le aspirazioni? Perché ricondurre ad un ruolo professionale definito un interesse? Dobbiamo guidare i nostri ragazzi e le nostre ragazze più che nella scelta della scuola superiore nell’analisi dei propri interessi e passioni, aiutarli a sviscerare quello che hanno dentro, aiutarli a rendere il sogno una possibile realtà, appoggiando le loro scelte, cercando quando il sogno è troppo sognante di indirizzarli verso il percorso scolastico che più vi si avvicina. Un ragazzo o una ragazza che sceglie autonomamente il proprio percorso scolastico compie un importante passo verso la responsabilizzazione e verso l’autodeterminazione.

Gli adulti devono essere il sostegno di questa autodeterminazione, hanno già avuto la loro possibilità di autodeterminarsi.

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